Come salvare la nostra Autonomia

di Franco De Battaglia

Al termine di questa estate in cui è cambiato il mondo (la speculazione internazionale si è dimostrata più forte degli Stati) anche l'Autonomia trentina dovrà mutare. Innanzitutto reagendo ai continui attacchi che stanno trasformandola in un «punching ball». Non servono proteste clamorose, ma urgono stili più rigorosi (è penoso lo spettacolo di sindaci e consiglieri «pro domo sua») e dimostrazioni di più vera specialità. Che non sta nei soldi, ma nel modo con cui vengono usati. Nelle alleanze che una classe dirigente sa tessere, non nel «fuggire»: in Austria o altrove. Stili «più rigorosi» significa anche fermare chi traduce l'autonomismo nel gioco delle tre carte: vuoi gli Schützen o gli Alpini? Il Tirolo o la Padania? Il liberismo o le cooperative? Dire sciocchezze è sempre pericoloso. È poi vero che molti attacchi mossi all'Autonomia servono da alibi ai fallimenti del sistema veneto-padano («capannizzazione» di pianure una volta splendide, cinici egoismi sociali) ma è anche vero che a calunniare qualche cosa resta sempre. Non lo sapeva solo il cardinale di Richelieu, lo sa anche Zaia. Il rischio è però che il Trentino perda la sua autostima, non solo per le calunnie, ma guardando se stesso e il suo paesaggio, specchio delle sue scelte.

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