PASSI CHIUSI ALLE AUTO: PROVIAMOCI

di Michil Costa

È difficilmente comprensibile la complessità del caos che si è generata attorno al  tentativo di riduzione del traffico dolomitico. I motivi di qualsiasi mancata decisione in tal senso sono molteplici. Informazioni errate, scarsa volontà di comprensione, voglia di batter cassa, falsi problemi di percezione da parte di operatori turistici che invece di unʼopportunità vedono a rischio la loro esistenza.
Personalmente sono arcistufo di continuare a polemizzare, ma sic stanti bus rebus, cioè allo stato dei fatti, devo tentare di portare alla riflessione il segretario della Fondazione Unesco, Giovanni Campeol.

Al di là del fatto che temo davvero che dietro la considerazione del segretario ci sia una forte spinta politica verde (non nel senso ambientale) bellunese, trovo davvero che una persona con una funzione così importante non può semplicemente rilasciare interviste di questa superficialità senza prima avere valutato tutti gli aspetti della questione. Provo a fare un poʼ dʼordine.

Una commissione tecnica si riunì la prima volta il 20 novembre del lontano 1999. Era stata incaricata di trovare una soluzione a quello che allʼepoca ancora un tormento non era, ma qualcuno di noi già temeva potesse diventarlo: lʼingestibilità del traffico con conseguente inquinamento acustico su ogni cima dei monti. La commissione, della quale facevano parte anche il vicesindaco e attuale sindaco di Ortisei Ewald Moroder, nonché il presidente Cipra Helmuth Moroder oltre allʼingegnere Theil, progettava una riduzione del traffico nellʼestate 2000. Il documento ancora esiste, ed emerge chiaramente che sarebbe stato possibile gestire la mobilità delle persone senza grandi stravolgimenti, né costi, riuscendo a riportare un poʼ di pace in mezzo ai monti. Erano anche state discusse alternative quali una pista ciclabile o un tunnel di collegamento tra Selva e Colfosco. Tali soluzioni però non sembravano e ancora non sembrano soddisfacenti come soluzione definitiva al problema.
Che autorevoli personaggi dicano che una limitazione del traffico possa equivalere a un
minor flusso turistico nelle valli ladine è come dire che 10.000 letti in più in Alto Adige
fanno bene a tutti. Le considerazioni sia di Durnwalder che di Campeol mancano evidentemente di intelligenza turistica. Capisco che Durnwalder sia ignorante in materia, mi stupisce molto invece il pensiero di Campeol.

Se la lungimiranza degli svizzeri ha fatto in modo che Zermatt chiudesse alle auto 30 anni fa, se Renzo Piano sta progettando un grattacielo a Londra con solo 40 posti macchina, se il sindaco di New York vorrebbe togliere le auto dalle strade più importanti delle città, se allʼalpe di Siusi hanno avuto un incremento turistico dopo la - parziale - chiusura della strada, se lo Yosemite National Park è chiuso, se il premier britannico va al lavoro in bicicletta, ma se tutto questo succede vogliamo capirlo o no da che parte si sta muovendo il mondo? Vogliamo metterci in testa che abbiamo delle responsabilità e che il pianeta è uno solo e che le risorse sono limitate?
E se tutto questo non basta perché non tutti abbiamo la stessa sensibilità, vogliamo capirlo che anche economicamente può essere un vantaggio per tutti gli operatori turistici di tutte le Dolomiti? Vogliamo capire finalmente che i passi dolomitici possono diventare un polo di attrazione per ciclisti e che finalmente gli scalatori potrebbero nuovamente parlare senza dover gridare sulle torri del Sella perché le moto salgono a 100 allʼora? Ma pensate che lʼospite si diverta sul Boé, a 3.000 metri, a sentire una Ducati che fa il giro del Sella?
Non mi si venga a dire che i ladini non possono più dialogare tra di loro se chiudiamo a fasce orarie, dʼestate, i passi. Ai pendolari vengono date le autorizzazioni, per le emergenze non ci saranno divieti, i politici usino il pullman!
Non mi si dica che i fornitori non possono arrivare in Val Badia. Ci arriveranno prima, o dopo la chiusura. E a quelli con merci deperibili daremo le autorizzazioni. Non mi si dica che i motociclisti portano grande profitto. È risaputo che il 90% di loro non soggiorna nelle valli ladine.

Non mi dica Campeol che il problema sussiste solo nei periodi di altissima stagione. Il rombo delle motociclette è fortissimo anche in maggio e in giugno. Apriamo gli impianti di risalita, mettiamo a disposizione degli shuttle elettrici ogni mezzʼora, i pullman di turisti verranno informati, cambieranno i loro piani di viaggio. Terenzio diceva: quot homines, tot sententiae. Tanti uomini tante opinioni. Ma ora davvero è venuto il momento di decidere. Proviamoci, io dico: chiudiamo 3-4 ore al giorno, facciamo una buona comunicazione, “vendiamo” il passo Gardena come posto di bellezza straordinaria, e dove, guarda caso, già più di 5.000 anni fa, al Plan de Frea, venivano i primi cacciatori. È un posto bellissimo che in pochi conoscono. Che bello sarebbe organizzare un pic nic ogni domenica, per la gente del posto. Senza macchina quel posto è una magia.
Vogliamo far rivivere il bambino che è in noi e viverla anche noi adulti un poʼ di magia? Facciamo che non sia solo un sogno, facciamo che diventi realtà. Poche sono le cose facili, ma molte sono le cose possibili.