RIFUGI COME HOTEL? MAI.

di Claudio Bassetti, Presidente SAT

Vorrei rassicurare i soci satini e tutti i frequentatori dei nostri rifugi che non abbiamo  cambiato per nulla la nostra visione in merito: i rifugi non diventeranno hotel.
Non solo non diventeranno hotel ma continueremo a fare comunicazione per  romuovere una frequentazione della montagna assai diversa da quella espressa da Davide Cardella, vicepresidente della Federalberghi trentina e segretario del  coordinamento Nazionale Rifugi.

E ben vero, come dice Cardella, che è cambiata la tipologia dei frequentatori e anche quelle delle richieste, ma questo non significa che il rifugio debba diventare altro,  cioè cercare di avvicinarsi agli standard degli hotel di fondovalle. Rimangono comunque decine di migliaia di appassionati che non si accontentano di una breve passeggiata e che non chiedono stanze con bagno.

Escursionisti ed alpinisti continuano a camminare e salire sulle nostre montagne. E leggendo i dati dei pernottamenti possiamo dire che sono in aumento.

Questo ci conforta perché da sempre, ma soprattutto con più forza in questo periodo, promuoviamo una frequentazione della montagna a passo lento, capace di percorrere il territorio, scoprendone gli aspetti più affascinanti e di fare del rifugio occasione di incontro e anche educazione alla montagna. Il rifugio come presidio ambientale, attento alle problematiche relativi alle scarse risorse, ma anche come presidio culturale, di racconto fra storia e natura, fra lavoro umano e poesia.
In questo senso la comunicazione di Federalbeghi apparsa su L’adige del 3 maggio, ma anche su alcuni quotidiani nazionali, è un autogol: dire che chi va in montagna è pigro e pretende servizi di livello sempre più elevato e che quindi il rifugio deve adeguarsi significa trasmettere un messaggio sbagliato. Il rifugio ha il suo valore proprio perché è altro, sobrio e contenuto, accogliente ma dentro una cornice dettata dal contesto in cui si trova.

Aggiungo inoltre che il Coordinamento Nazionale Rifugi, che ha aderito a Federalberghi, rappresenta i gestori. Hanno aderito in quattrocento sui mille che operano in Italia, e a noi non è dato sapere quali siano. Se comunque la linea espressa è quella della modifica della propria mission, credo che sia più coerente chiedere di cambiare anche il nome stesso della struttura, da rifugio ad albergo. Così tutto è più chiaro.

Come è altrettanto chiaro che determinate scelte spettano ai proprietari, come SAT, che possiede ben 35 strutture in Trentino. Al proprietario competono le scelte in merito alle ristrutturazioni, non certo alle associazioni di categoria come quella, importantissima dei gestori.

In conclusione la nostra analisi sulla frequentazione diverge da quella del rappresentante di Federalberghi, come pure quella sugli interventi di riqualificazione. SAT nei suoi rifugi cercherà sempre di mantenere equilibrio, sobrietà e misura, senza indulgere ad assecondare mode o richieste estemporanee o rincorrere mercati senza futuro. Aggiungo infine che la riduzione quasi a zero dell'intervento dell'ente pubblico nella ristrutturazione dei rifugi mette a rischio la qualità complessiva delle strutture d'alta quota in Trentino.